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| Le immagini computerizzate |
Le immagini computerizzate sono classificate
in immagini bitmap e immagini vettoriali.
Comprendere la differenza tra questi due tipi di immagine risulta utile per creare e modificare immagini digitali.
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Immagini bitmap
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Molti programmi di elaborazione dell'immagine
generano immagini bitmap, chiamate anche immagini raster, che utilizzano una
griglia (la mappa di bit o retino) di piccoli quadrati, detti pixel, per la
rappresentazione. A ciascun pixel vengono assegnati una posizione specifica e
un valore cromatico. Quando lavorate con immagini bitmap, modificate gruppi di
pixel invece che oggetti o forme.
Le immagini bitmap dipendono dalla risoluzione - ossia contengono un numero
fisso di pixel che rappresentano i dati corrispondenti. Pertanto, le immagini
bitmap possono perdere dettaglio e apparire dentellate se ingrandite
eccessivamente sullo schermo o se stampate con una scarsa "risoluzione". Le
immagini bitmap sono quelle che meglio riproducono sfumature sottili di ombre e
colore, ad esempio, su foto o dipinti.
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Immagini vettoriali
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I programmi di disegno consentono di creare
immagini vettoriali caratterizzate da linee e curve definite da entità
matematiche chiamate vettori. I vettori descrivono i disegni in base alle loro
caratteristiche geometriche.
Potete spostare, ridimensionare o modificare l'immagine senza perdere la
qualità. Le immagini vettoriali sono indipendenti dalla risoluzione, ovvero
scalate a qualsiasi dimensione e stampate su qualsiasi periferica di output a
qualsiasi risoluzione senza perdere precisione e chiarezza. Ne risulta che le
immagini vettoriali sono la scelta migliore per i caratteri (in particolare di
piccole dimensioni) e per immagini in grassetto quali logo, che richiedono
linee nitide rappresentabili in scale di diverse dimensioni.
Tuttavia, poiché i monitor dei computer rappresentano le immagini
visualizzandole su una griglia, sia le immagini vettoriali che le immagini
bitmap sono rappresentate a video come pixel.
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Dimensione in pixel
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Il numero di pixel lungo l'altezza e la
larghezza di un'immagine bitmap. La dimensione a cui l'immagine appare a video
è determinata dalla dimensione in pixel, nonché dalla dimensione e
dall'impostazione del monitor. La dimensione del file di un'immagine è
proporzionale alla sua dimensione in pixel.
Un comune monitor da 13 pollici è costituito da 640 pixel in orizzontale e 480
in verticale. Un'immagine con dimensione 640 per 480 riempirebbe un video così
piccolo. Su un monitor più grande, con un'impostazione di 640 per 480, la
stessa immagine (640 per 480) riempirebbe comunque il video, ma ogni pixel
apparirebbe più grande. Aumentando l'impostazione di un monitor di tali
dimensioni a 1152 per 870 pixel, l'immagine apparirebbe più piccola e
occuperebbe il video solo parzialmente.
Quando preparate un'immagine da visualizzare online (ad esempio una pagina Web
che verrà vista su vari tipi di monitor) la dimensione in pixel diventa molto
importante. Poiché potrà essere visualizzata anche su un monitor da 13 pollici,
si consiglia di limitarne la dimensione entro i 640 per 480 pixel.
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Risoluzione dell'immagine
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Il numero di pixel visualizzato per unità di
lunghezza in un'immagine è chiamato risoluzione dell'immagine,
solitamente misurata in punti per pollice (dot per inch - dpi;1
inch=2.54 cm). Un'immagine ad alta risoluzione contiene più pixel, più piccoli
rispetto ad un'immagine delle stesse dimensioni con una risoluzione inferiore.
Ad esempio, un'immagine di 1 pollice per 1 pollice con una risoluzione di 72
dpi contiene complessivamente 5184 pixel (72 pixel di larghezza x 72 pixel di
altezza = 5184). La stessa immagine di 1 pollice per 1 pollice a 300 dpi
conterrebbe 90.000 pixel.
Poiché le immagini a risoluzione elevata usano un numero maggiore di pixel per
unità di superficie, in stampa possono riprodurre particolari e transizioni di
colore più dettagliati rispetto alle immagini a risoluzione più bassa.
Tuttavia, una volta che un'immagine è stata digitalizzata o creata con una
determinata risoluzione, l'aumento della risoluzione non produce un
miglioramento della qualità la stessa informazione di pixel viene semplicemente
distribuita tra un numero maggiore di pixel.
Per determinare la risoluzione dell'immagine da utilizzare, considerate il
mezzo di distribuzione finale dell'immagine. Se state creando un'immagine da
visualizzare online, è sufficiente che la sua risoluzione corrisponda a quella
tipica del monitor (72 o 96 dpi). Se però impiegate una risoluzione troppo
bassa per stampare l'immagine, questa presenterà un effetto pixel, la presenza
di pixel grandi e grossolani. L'uso di una risoluzione troppo elevata (pixel
più piccoli di quelli supportati dalla periferica di output), aumenta la
dimensione del file e rallenta la stampa dell'immagine; la periferica, inoltre,
non sarà in grado di stampare l'immagine ad alta risoluzione.
Quando predisponete le immagini per la distribuzione online (su un sito Web, ad
esempio), è utile specificare le dimensioni dell'immagine in pixel. Ricordate
che, cambiando la dimensione in pixel, anche l'immagine varia per quanto
riguarda la dimensione a video, la qualità e le caratteristiche in stampa
(dimensioni e risoluzione).
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Risoluzione del monitor
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La risoluzione del monitor è il numero di pixel
(punti) visualizzati, per unità di lunghezza, sul monitor. Solitamente è
misurata in punti per pollice (dpi). La risoluzione del monitor dipende dalla
sua dimensione e dalla impostazione in pixel. La risoluzione tipica del monitor
di un PC è di 96 dpi, quella del monitor di un Macintosh di 72 dpi. Conoscendo
la risoluzione del monitor capirete perché la dimensione di un'immagine sullo
schermo spesso differisce da quella in stampa.
Quando la risoluzione di un'immagine è più alta di quella del monitor a video
l'immagine appare più grande rispetto alle sue dimensioni di stampa. Ad
esempio, quando visualizzate un'immagine di 1 pollice per 1 pollice con una
risoluzione di 144 dpi su un monitor da 72 dpi, l'immagine viene visualizzata
in un'area di 2 per 2 pollici. Poiché il monitor può visualizzare soltanto 72
pixel per pollice, necessita di 2 pollici per visualizzare i 144 pixel che
compongono un bordo dell'immagine.
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Risoluzione della stampante
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La risoluzione della stampante è il numero di
punti per pollice (dpi) prodotto da una fotounità o una stampante. Per ottenere
i migliori risultati, utilizzare per l'immagine una risoluzione proporzionale,
ma non uguale, a quella della stampante. La maggior parte delle stampanti ha
una risoluzione compresa tra 300 e 600 dpi e produce buoni risultati con le
immagini da 72 dpi a 150 dpi.
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Dimensione del file
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La dimensione del file è la dimensione digitale
di un'immagine, misurata in kilobyte (K), megabyte (MB) o gigabyte (GB). Essa è
proporzionale al numero totale di pixel nell'immagine. Le immagini con più
pixel possono produrre una maggiore precisione del dettaglio a una data
dimensione, ma creano file più voluminosi. Un'immagine di due pollici per due
pollici a 200 dpi contiene quattro volte il numero di pixel di un'immagine di
due pollici per due pollici a 100 dpi, e il file è quindi quattro volte più
grande. La risoluzione dell'immagine, quindi, diventa un compromesso fra la
qualità dell'immagine (quantità di dati desiderati) e la dimensione del file.
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SALVARE ED ESPORTARE IMMAGINI
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Potete usare svariati formati di file per
importare ed esportare immagini in e dal programma che state utilizzando. I
formati di file grafici differiscono nel modo in cui rappresentano le
informazioni grafiche, cioè disegni vettoriali o immagini bitmap. Mentre alcuni
formati contengono solo disegni vettoriali o solo immagini bitmap, molti
includono entrambi i tipi nello stesso file.
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COMPRESSIONE DEI FILE
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Numerosi formati di file di immagine adottano
tecniche di compressione per ridurre lo spazio di memoria necessario per i dati
di un'immagine bitmap. Le tecniche di compressione vengono classificate in base
all'eliminazione di dettagli o di colore dall'immagine. Le tecniche senza
perdite comprimono i dati di un'immagine senza cancellarne il dettaglio; le
tecniche con perdite comprimono le immagini eliminando dei dettagli. Le
tecniche di compressione più comuni sono le seguenti:
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RLE
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RLE (Run Length Encoding) è una tecnica di
compressione senza perdite supportata dai formati di file Photoshop e TIFF,
nonché da alcuni comuni formati di file Windows.
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LZW
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LZW (Lemple-Zif-Welch) è una tecnica di
compressione senza perdite supportata dai formati di file TIFF, PDF, GIF e in
linguaggio PostScript. Questa tecnica è particolarmente utile per comprimere
immagini contenenti ampie aree di un unico colore, quali le immagini di cattura
dello schermo o semplici immagini di tipo paint.
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JPEG
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JPEG (Joint Photographic Experts Group) è una
tecnica di compressione con perdite supportata dai formati di file JPEG, PDF e
in linguaggio PostScript. La compressione JPEG garantisce i risultati migliori
con le immagini a tono continuo, come le fotografie.
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ZIP
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La codifica ZIP è una tecnica di compressione
senza perdite supportata dal formato di file PDF. Come per LZW, anche la
compressione ZIP è particolarmente efficace per immagini contenenti ampie aree
di un unico colore.
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METODI E MODELLI DI COLORE
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Il metodo di colore determina il modello di
colore usato per visualizzare e stampare i documenti. I modelli comuni
includono HSB (tonalità, saturazione, luminosità), RGB (rosso, verde, blu),
CMYK (cyan, magenta, giallo, nero) e CIE L*a*b*.
Oltre a determinare il numero di colori che possono essere visualizzati in
un'immagine, i metodi di colore influenzano la dimensione di file di
un'immagine.
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Modello HSB
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Il modello HSB è basato sulla percezione umana
del colore e descrive tre caratteristiche principali del colore:
- Tonalità è il colore riflesso o trasmesso attraverso un oggetto. Viene
calcolata come una posizione sulla ruota dei colori standard ed è espressa in
gradi da 0 a 360. In generale, la tonalità è identificata dal nome del colore,
come ad esempio rosso, arancione o verde.
- Saturazione, detta anche croma, è la potenza o la purezza del colore. La
saturazione rappresenta la quantità di grigio rispetto alla tonalità ed è
calcolata come percentuale da 0% (grigio) a 100% (saturazione completa). Sulla
ruota dei colori standard, la saturazione aumenta dal centro verso l'esterno.
- Luminosità è la chiarezza o la scurezza relativa del colore ed è generalmente
misurata come percentuale da 0% (nero) a 100% (bianco).
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Metodo RGB
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Una vasta percentuale dello spettro visibile può
essere rappresentata miscelando la luce colorata rossa, verde e blu in diverse
proporzioni e intensità. Quando questi colori vengono sovrapposti si ottiene il
cyan, il magenta e il giallo.
Poiché i colori primari (RGB) vengono combinati per creare il bianco, essi
vengono anche chiamati colori additivi. Unendo insieme tutti i colori si
ottiene il bianco, cioè tutta la luce viene riflessa all'occhio. I colori
additivi vengono usati per l'illuminazione, i video e i monitor. Il monitor, ad
esempio, crea il colore emettendo la luce attraverso i fosfori rossi, verdi e
blu.
Le immagini RGB usano tre colori per riprodurre fino a 16,7 milioni di colori
sullo schermo; sono immagini a tre canali, per cui contengono 24 (8 x 3) bit
per pixel. I monitor dei computer visualizzano sempre i colori usando il
modello RGB. Ciò significa che quando lavorate con metodi di colore diversi da
RGB, ad esempio CMYK, il programma che state utilizzando converte
temporaneamente i dati in RGB per la visualizzazione sullo schermo.
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Metodo CMYK
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Il modello CMYK si basa sulla qualità di
assorbimento della luce dell'inchiostro sulla carta. Quando la luce bianca
colpisce gli inchiostri translucidi, una parte dello spettro viene assorbita e
una parte viene riflessa all'occhio.
In teoria, i pigmenti puri di cyan (C), magenta (M) e giallo (Y) si dovrebbero
combinare per assorbire tutto il colore e produrre il nero; per tale motivo
sono chiamati anche colori sottrattivi. Poiché tutti gli inchiostri di stampa
contengono impurità, questi tre inchiostri producono in realtà un marrone
scuro, mentre per dare luogo a un vero nero devono essere combinati con
un'inchiostro nero (K). (Si utilizza la lettera K per evitare confusione, in
quanto B può indicare anche il blu). La combinazione di questi inchiostri per
riprodurre il colore viene chiamata stampa in quadricromia.
I colori sottrattivi (CMYK) e additivi (RGB) sono colori complementari. Ogni
coppia di colori sottrattivi crea un colore additivo, e vice versa.
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Metodo L*a*b
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Il modello di colore L*a*b si basa sul modello
di colore originale proposto dalla CIE (Commission Internationale d'Eclairage)
nel 1931 come standard internazionale per la misurazione del colore. Nel 1976,
questo modello è stato rinominato CIE L*a*b.
Il colore L*a*b ha la caratteristica di essere indipendente dalla periferica,
cioè crea un colore coerente indipendentemente dalla periferica (monitor,
stampante, computer o scanner) usata per creare o stampare l'immagine.
Il colore L*a*b è composto da luminanza, o componente di luminosità (L), e da
due componenti cromatiche: la componente a, che va dal verde al rosso e la
componente b, che va dal blu al giallo.
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Regolare la visualizzazione sul monitor
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Anche se il modello di colore RGB usato dai
monitor di computer è in grado di visualizzare una vasta parte dello spettro
visibile, il sistema video che invia dati al monitor spesso limita il numero di
colori visualizzabili contemporaneamente.
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Risoluzione in bit
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La risoluzione in bit, anche detta profondità
dei pixel o del colore, calcola quante informazioni sul colore sono disponibili
nell'immagine per la visualizzazione o la stampa dei pixel. Una maggiore
profondità di pixel (più bit di informazioni per pixel) indica più colori
disponibili e una rappresentazione del colore più accurata nell'immagine
digitale. Ad esempio, un pixel con una profondità di 1 può avere due valori:
nero e bianco. Un pixel con una profondità di bit pari a 8 ha 28, o 256, valori
possibili e un pixel con una profondità di bit pari a 24 ha 224, o circa 16
milioni, di colori possibili. I valori comuni per la risoluzione in bit sono
compresi fra 1 e 64 bit per pixel.
Un'immagine RGB a 24 bit, ad esempio, avrà 8 bit per pixel per ogni canale del
rosso, del verde e del blu.
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Conversione di metodo
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Quando convertite un'immagine da un metodo ad un
altro, il passaggio fra i metodi crea una modifica permanente ai valori
cromatici dell'immagine. Ad esempio, quando convertite un'immagine RGB in
metodo CMYK, i valori cromatici nella gamma RGB non contenuti nella gamma CMYK
sono regolati in modo da rientrare nella gamma CMYK. Di conseguenza, prima di
convertire le immagini, procedete come segue:
- Eseguite la maggior parte delle modifiche nel metodo originale dell'immagine
(in genere RGB dalla maggior parte degli scanner o CMYK dagli scanner a tamburo)
- Salvate una copia di riserva prima di convertire.
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